Are You Series?: Giada Evandri ci racconta uno dei progetti più interessanti per la web serialità in Italia.

In occasione della presentazione al Roma Web Fest delle web serie finaliste del progetto Are You Series? lanciato dal Milano Film Fest e Banca Prossima per finanziare con 60.000 euro la migliore web serie sul no profit in Italia, ci siamo fatti raccontare dalla responsabile di Are You Series?, Giada Evandri, come è andata la prima edizione di un bando di produzione che riteniamo essere uno dei progetti più interessanti nello scenario web seriale nostrano, che in qualche maniera premia oltre al beneficiario del finanziamento chi co-produce la serie.

 

Puoi farci un rapido bilancio del contest “Are You Series?”

Quando abbiamo lanciato il bando chiedevamo una partecipazione abbastanza impegnativa, infatti, si chiedeva di girare la puntata pilota, due sceneggiature, i soggetti scritti, e questo impegno chiesto ha fatto in modo che ci fosse una selezione verso l’alto dei partecipanti, e devo dire che qui ci sono arrivate un po’ di sorprese. Dopo aver visto tutti i materiali mi vengono in mente alcuni momenti importanti.

Dato che il bando era aperto a chiunque, quello che ha fatto forza è stata la creazione spontanea di gruppi, per cui quasi tutti i progetti più significativi erano creati da gruppi di persone dove si mischiavano no profit, registi giovani, meno giovani, professionisti, amatoriali, insomma un insieme variegato. Penso che questo sia stato il primo dato interessante. Un’altra cosa che ho notato è che su circa 100 opere ammesse, più della metà erano di fiction o docu-fiction e non documentari puri. Questa cosa mi ha sorpreso perché pensavo che per un’associazione no profit fosse molto facile guardarsi dentro e raccontare la propria storia così com’è. Fare questo lavoro di astrazione è stato un passaggio in più, molto apprezzabile, e non ce l’aspettavamo sin dalla prima edizione del bando. Quello che mi ha lasciato un po’ perplessa, possiamo dircelo, è stata la poca partecipazione da parte del comparto culturale, e questo ci ha abbastanza sorpresi, perché abbiamo sempre pensato che enti culturali avessero all’interno delle competenze per rispondere a progetti come il nostro. Secondo me questo riflette l’immagine che alcuni comparti culturali hanno di loro stessi, forse non capiscono bene quanto sono preziosi e quanto potrebbero fare raccontando il loro lavoro.  Un’altra cosa piacevole è stata la qualità molto più alta delle nostre aspettative dei prodotti che ci sono arrivati, e questo probabilmente grazie alla presenza del Milano Film Festival che ha attirato una forte influenza cinematografica e meno “web made” che invece mi aspettavo. Alla fine ci siamo trovati con una dozzina di opere finaliste, e ognuna di queste serie aveva un motivo valido per essere stata selezionata. Le serie sono tutte disponibili sul sito www. areyouseries.com e sul canale YouTube dedicato, e guardandole si può capire quali poi fossero i criteri alla base della selezione. Da una parte, non concentrarsi in maniera troppo esplicita sulla causa no del profit, e per una volta fare un doppio salto mortale, cioè raccontare chi ci lavora, che molto spesso rimane invisibile. E questo è stato un primo criterio. Il secondo, è stato cercare un prodotto che non fosse didascalico, che non volesse insegnare cosa è il no profit, ma che fosse apprezzabile per il pubblico generalista, mantenendo un approccio indiretto, meno invasivo. Poi ovviamente ci siamo anche affidati alla scrittura. Un pilota spesso è ben fatto e per tanto ci siamo chiesti se poi avrebbe retto lo sviluppo in dieci puntate. Siamo arrivati a proclamare la serie vincitrice, Status (qui l’intervista ai registi). La giuria era composta dal Milano Film Fest, Banca Prossima a cui si è aggiunta My Movies, in quanto partner che distribuisce online la web serie.

 

Continuerete a seguire l’evoluzione di Status?

 

In questo momento siamo concentrati sulla promozione di Status, dopodiché le energie spese su Are Yous Series? come progetto globale sono state davvero tante. Ci piacerebbe che divenisse una piattaforma per la promozione di tanti lavori meritevoli. Per quello che possiamo fare cercheremo di facilitare gli sviluppi dei prodotti che abbiamo selezionato, anche per non fare cadere nel nulla lo sforzo di chi ci ha lavorato, sarebbe davvero un peccato. Per il futuro ancora non ci possiamo sbilanciare. Ma l’intenzione è quella di proseguire su questo percorso sia perché ci interessano i discorsi sulla serialità che sul web. La partecipazione e i temi che sono stati toccati dalle serie in concorso dimostrano che c’è impegno, c’è interesse e c’è un pubblico, smentendo la facile conclusione che sul web ci sono solo prodotti facili.

 

Come nasce l’interesse di Banca Prossima di finanziare un progetto web seriale, tra l’altro con un budget così grosso?

 

Abbiamo avuto la fortuna di confrontarci con Banca Prossima sullo stesso tema. Banca Prossima portava in dote una grande competenza nel settore del no profit e una riflessione sul fatto che ci fossero storie incredibili che non venivano raccontate, noi come Festival ogni anno abbiamo avuto l’opportunità di vedere prodotti sia nazionali che internazionali che parlassero di no profit. Basta pensare che le ong producono per sé molto materiale video che però non avevano una struttura accettabile per il pubblico e insieme abbiamo capito che avremmo potuto lanciare un progetto molto coraggioso. Il passo cruciale è stato quello di scegliere il formato della web serie, perché è una scelta coraggiosa per una banca, ma rappresenta anche lo strumento necessario per raccontare il no profit, è virale, ha una distribuzione ampissima, molto di più di quello che può avere anche un ottimo cortometraggio. Abbiamo unito queste considerazioni ed esperienze e abbiamo lanciato un bando di produzione, consapevoli che soprattutto per il cinema indipendente, tema specifico del Milano Film Fest, era necessario e sarebbe stato ben apprezzato dai filmmaker. E se lo fai lo devi fare seriamente: siamo diventati co-produttori di una cosa di cui siamo fieri e vogliamo promuovere.

 

Pensi che quello di Are You Series? possa diventare un modello base per la co-produzione di web serie?

 

Speriamo che quest’idea segni la strada futura. Perché è un progetto che fa bene a tanti: alle no profit che si raccontano, ai creativi che possono avere una produzione. Secondo noi è un modello che ha senso, noi saremo disposti a replicarlo anche perché nel mondo del no profit ci sono davvero tante storie da raccontare.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...