Io credo che lassù: la webserie musicale di Ray. Intervista a Valeria Jamonte

Che cosa è Ray?

Ce lo spiegano a modo loro i The Pills in questo video. Ray non è un altro canale Rai, è qualcosa di diverso: è una piattaforma web per contenuti crossmediali. Dunque non è come YouTube, non è come Netflix, non è come Facebook (nemmeno come YouPorn come invece auspicano con la loro ironia i The Pills) ma è un po’ di tutto questo. È un webchannel ricco di contenuti dove poter guardare le puntate di alcune delle serie targate Rai di successo, come Braccialetti Rossi, Una grande famiglia, le pillole di Zio Gianni e Il Candidato. A questi contenuti vengono affiancati prodotti tipici per il web: webserie spin off, come Io tra vent’anni per Una grande famiglia, Fuoriclasse Off per Fuoriclasse, i webmovie Mala Vita con Luca Argentero e Francesco Montanari, ispirato al racconto che ha vinto il premio Sapienza Goliarda, Under – The Series di Ivan Silvestrini, ispirato all’omonimo romanzo di Giuliana Gubellini, Elba – L’eredità di Napoleone dei I Licaoni, prodotto da Visit Elba per la promozione territoriale, la webserie 140 secondi, primo prodotto web seriale originale della Rai, una storia a mosaico costruita su episodi che durano, appunto, 140 secondi come il numero di caratteri consentiti per scrivere un tweet. Inoltre, sono in arrivo le web serie dell’ultima edizione del premio La bottega delle webseries: la vincitrice AUS – Adotta uno studente di Antonio Marzotto e Serena Patrignanelli e la seconda classificata L’amore ai tempi del precariato di Michele Bertini Malgarini, Olga Lateano ed Eva Maria Giovanna Milella, entrambe prodotte da Rai Fiction.

La piattaforma mette insieme ai contenuti e ai formati tipicamente televisivi i pubblici partecipativi che popolano la Rete. Uno degli esempi più evidenti dell’affiancamento tra pubblico della tv e pubblico online è rappresentato dal format Due posti al sole: un “web talent show” che offre a giovani attori l’opportunità di entrare a far parte del cast della famosa soap in onda da 19 anni su Rai Tre. Sulla piattaforma è possibile seguire i provini, i confessionali degli aspiranti attori, le masterclass e i resoconti dei tre giudici (Ilenia Lazzarin, Patrizio Rispo e lo youtuber Claudio Di Biagio) e votare l’aspirante attore preferito. Ray dunque si presenta come un progetto interessante da osservare, che ha subito attirato l’attenzione della redazione di EmergingSeries per l’apertura nei confronti della cultura partecipativa del web che propone, cercando di capirne i linguaggi e proponendo contenuti dove il ruolo del pubblico è centrale, non solo per esprimere un parere in Rete come nei “talent show”, ma per creare il contenuto stesso. Infatti, uno dei progetti con cui è stata lanciata la piattaforma è la webserie musicale Io credo che lassù, nata dalla collaborazione di Rai Fiction e Tempesta Film. Si tratta di un progetto focalizzato su un pubblico di giovani ragazze tra i 14 e i 17 anni, e costruito su più fasi che unisce il gioco, la partecipazione da cui ricavare i contenuti della storia (crowdstorytelling). La prima fase è dedicata alla creazione di una community attraverso un gioco che consiste nel rispondere ad alcune domande; nella seconda fase, strettamente musicale, le ragazze proporranno delle canzoni e le migliori verranno inserite nella webserie, mentre per le altre partecipanti ci sarà l’opportunità di lavorare sul set della serie e di collaborare con la sceneggiatura. Il progetto sta ricevendo un buon feedback, e come ci riferisce Lucia Tralli, community manager del progetto, al momento si contano circa 3.000 ragazze iscritte per un traffico settimanale di circa 2.500 risposte ricevute. Per saperne di più abbiamo intervistato Valeria Jamonte, responsabile dei progetti web e delle iniziative digitali di Tempesta.

 

Come è nato il concept di Io credo che lassù? Cosa vi ha portati a rivolgervi a un target molto giovane, femminile e a focalizzarvi sulla musica?

Il concept, come tutti i progetti tempesta, nasce da un’idea di “ascolto”, dalla curiosità di capire il tempo in cui siamo. E di farlo da una prospettiva particolarmente vivace e insieme nascosta, quella di ragazze tra i 14 e i 17 anni che vivono in Italia. Inizialmente avremmo voluto soffermaci sulle ragazze che vivono in provincia, ma poi abbiamo pensato che sarebbe stato bello aprire di più il progetto, che ampliandosi si sarebbe ancora arricchito. E il canale più naturale su cui svilupparlo ci è sembrato il web. Il gioco vero e proprio l’abbiamo sviluppato ispirandoci alla grammatica della fantasia, alle idee di Rodari e Munari, per raccogliere, cercare, ascoltare, attraverso sollecitazioni che invitano al racconto. Dopo aver raccolto tutti questi contributi, tutti questi pezzi di vita, l’idea è di creare un concept per realizzare poi la serie web. Ci siamo accorti quasi subito che perché tutto si tenesse c’era bisogno di un collante forte: e così abbiamo pensato alla musica.

Vi siete ispirati a serie tv di successo come Glee e al fenomeno dei talent musicali?

Io credo che lassù è un’occasione di incontro, uno spazio di contatto, per questo vorremmo trovare tra le ragazze che giocano quelle che scriveranno con noi la serie, che saranno le protagoniste, che ne scriveranno le canzoni, ma senza le dinamiche tipiche del talent: piuttosto, la scelta di coinvolgere le ragazze che avranno giocato nella serie ci è sembrata la naturale conclusione di un percorso condiviso. Direi che delle serie teen (come ad esempio Skins) condividiamo l’approccio al processo: Skins aveva un gruppo di scrittura medio di 23 anni, e consulenti adolescenti, che uscivano da scuola e andavano a parlare con gli sceneggiatori. Per la prima fase del progetto state puntando su un contest e una community sui social network.

Ci illustri le diverse fasi del progetto che precedono la produzione della webserie musicale?

Preferiamo chiamarlo gioco, e non contest: non ci saranno più brave o meno brave, non c’è una classifica: tutto quello che appare su Io credo che lassù potrà diventare parte della serie, e tutte quelle che parteciperanno al gioco avranno contribuito a creare il mood dentro cui si muoverà il gruppo di scrittura. Parallelamente al gioco, invece, c’è un vero e proprio contest musicale: a partire dalle cose che le ragazze scriveranno proporremo dei pezzi musicali che potranno rifare e reinterpretare come più piacerà loro. Le più brave tra queste saranno chiamate a partecipare alle “matching sessions”, incontri dal vivo in cui incontreranno dei produttori musicali, e suoneranno insieme. Da lì nasceranno le canzoni di Io credo che lassù.

Come è nata le scelta di produrre una webserie rispetto a una fiction per la tv o un prodotto per il cinema? 

Ci piaceva molto l’idea di provare questo linguaggio, visto che non esiste uno standard, un format stabilito, con la conseguente libertà di movimento e sperimentazione. E poi ci sembrava adatto e coerente con il concept.

Come è nata la collaborazione tra Rai Fiction e Tempesta?

Il progetto è nato da una sollecitazione di Rai Fiction. Tempesta aveva già realizzato Melt-a-Plot, e Rai Fiction voleva provare nuove forme multipiattaforma di produzione contenuti, con particolare attenzione al pubblico dei cosiddetti millennial. E nel frattempo noi stavamo già ragionando su questo progetto…

Quali sono i vantaggi nell’essere collocati in una piattaforma crossmediale come Ray?

Sicuramente la visibilità è il maggior punto di forza, insieme al confronto diretto con altri progetti che stanno nascendo con un focus sui nuovi pubblici online.

Quali sono le vostre aspettative riguardo alla prima fase del progetto e la community online? State ricevendo dei buoni feedback?

Siamo felicissimi (e molto stupiti insieme) della risposta positiva delle ragazze. Avevamo un’idea forte, e abbiamo studiato molto per realizzarla, ma che poi funzioni o meno è inimmaginabile: ci piace pensare di aver aperto uno spazio libero in cui le ragazze e si muovono in modi belli e imprevisti, se ne appropriano come preferiscono. Così, vedendo come loro interagiscono, si muovono, capiamo anche noi di cosa si tratta davvero.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...