Visioni Digitali a Palermo. Un breve report

Nell’ambito della letteratura digitale si avverte la mancanza di una vera e propria mappatura che possa aiutare ad ampliare gli orizzonti della conoscenza del web e dei media digitali. Questa lacuna viene perfettamente colmata dal nuovo libro di Simone Arcagni Visioni Digitali. Video, web, tecnologie (Einaudi, Torino 2016). Il libro è stato presentato alla Feltrinelli di Palermo con una introduzione di Emanuele Crescimanno, il quale, partendo dalle intuizioni avanguardistiche di Paul Valery e Walter Benjamin, è arrivato alle definizioni di termini ricorrenti el lavoro di Arcagni, quali: postcinema, ibrido e remix.

L’autore prova a trovare definizioni migliori che si allontanino dalla retorica della dicotomia bene-male legata al mondo della tecnologia; infatti il digitale è un sistema di comunicazione – di cui già parlava Lev Manovich – che assorbe tutto ciò che lo circonda, come un flusso da non interrompere, ma dal quale è ancora possibile uscire, come sostiene Luciano Floridi in The Fourth Revolution. Ciò avviene nel postcinema, il quale assume il linguaggio del cinema e lo rielabora ontologicamente, come un software interattivo. Nel libro vengono presi in esame anche quei nuovi device che non usano nemmeno gli schermi – a cui ormai siamo abituati- ma passano direttamente le immagini olografiche che si ibridano con la realtà. Un’attenzione particolare va all’ultimo capitolo, dove, partendo dalla storia teorica dei media digitali, l’autore analizza gli studi sulle neuroscienze e sulla robotica, riportando quelli che sono gli esempi di cinema neurale e gli esperimenti di ingegneri e neuroscienziati che sfruttano la computer vision per scopi scientifici. Questo capitolo lascia un varco aperto per un prossimo libro che analizzerà più nel dettaglio queste pratiche, un “to be continued” che lascia con il fiato sospeso.

Al dibattito ha partecipato anche Vito Campanelli che si è soffermato sulla questione della cannibalizzazione dei media precedenti da parte dei metamedia. Fondamentale per Campanelli è una fenomenologia che studi i metamedia, così da inquadrare l’oggetto di ricerca e riuscire a fare luce sui diversi aspetti tecnici e formali con cui viene favorita la connessione con altri mezzi. La mappatura è uno strumento fondamentale per dare una forma leggibile ai metamedia che caratterizzano la galassia post cinema, ed esorta a stare attenti a quelle nuove estetiche, nuove grammatiche e nuove espressioni che hanno generato.

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