IDSAcademy16: ultimo giorno tra ESoDoc, Talks e ringraziamenti

La seconda sessione dedicata agli ESoDoc ha dato il via alla giornata di chiusura degli IDSAcademy16. I progetti rimanenti sono stati presentati agli esperti, che nel pomeriggio hanno annunciato i tre vincitori: l’East Doc Platform Award è andato a The Earth Masters di Nadja Smith, documentario che affronta il tema del riscaldamento globale, focalizzandosi sul conflitto fra gli scienziati, desiderosi di contrastare il fenomeno perfezionando tecniche di controllo climatico, ed ambientalisti, che rivendicano comportamenti più rispettosi dello stato naturale della terra; One More Jump di Manu Gerosa ha conquistato il When East Meets West Award, convincendo gli esperti grazie alla storia di un gruppo di ragazzi palestinesi che praticano il parkour e sognano di lasciare Gaza per cercare fortuna in Europa.

Ad aggiudicarsi il Crossvideo Days award è stato il lavoro di Paula Onet 1Roof, 4Generations Women, il cui obiettivo è mettere a confronto quattro diverse generazioni di donne della stessa famiglia, evidenziando, quando presenti, le differenze culturali e sociali.

A seguire l’elenco dei nove progetti esposti nel corso della mattina:

Zero Impunity, by Nicolas Blies | France

The Earth Masters, by Nadja Smith | Germany

I am not your slave, by Edu Marin | Spain

Communism against Nature, by Raul Cazan | Romania

Love is not an Orange, by Otilia Babara | Romania

The Frontline of Peace, by Matteo Delbò | Italy

1Roof, 4Generations Women, by Paula Onet | Romania

Idrissa, Chronicle of an Ordinary Death, by Xavier Artigas | Spain

Robin Hood 2.0, by Mette Reitzel | Denmark

Il pomeriggio è stato occupato dalla seconda giornata di Talks: sono intervenuti Jan-Dirk Bouw e Wendy Levy. Il primo ospite ha parlato delle potenzialità del documentario animato, un genere ibrido che combina documentario e film d’animazione. Jan-Dirk Bouw ha mostrato il suo premiato film I Love Hooligans, che analizza il tabù dell’omosessualità nel mondo del calcio, in particolare fra gli sfegatati tifosi inglesi. L’animazione si è prestata a mantenere l’anonimato del protagonista, ma le tecniche usate sono state scelte per ragioni prevalentemente artistiche. Durante l’esposizione non sono mancati i chiarimenti in merito alle concrete fasi di sviluppo di questo genere di documentari, dal budget stanziato, passando per l’elaborazione dello storyboard, fino alle strategie di distribuzione. Bouw ha poi concluso il suo discorso con accenni sul suo ultimo progetto, Breaking Walls, che ha sviluppato durante gli ESoDoc del 2015.

Il tema è ancora una volta legato all’omosessualità, collocata in un contesto ambientale ancora più problematico del mondo dello sport: la Cina. Dopo una breve pausa i partecipanti hanno potuto ascoltare Wendy Levy, che ha condiviso le sue conoscenze in merito alle nuove frontiere del genere e del settore.                                                                              I documentari stanno cambiando e questa trasformazione va assecondata, abbandonando approcci troppi tradizionali a favore di aperture verso la Rete, l’Augmented Reality e la Virtual Reality. Secondo l’esperta tali intenti devono essere complementari ad idee indipendenti ed innovative, all’adozione di “nuovi modelli di collaborazione” con colleghi e protagonisti dei documentari. Solo in questo modo si potrà pervenire ad uno storytelling veramente “open-source” e costruire progetti dall’alto potenziale. In conclusione di serata è stato possibile parlare con gli esperti secondo le modalità previste dallo Speed Dating.                                                                                                                                                                 Prima di abbandonare la sala di Palazzo Steri, Massimo Arvat e Heidi Gronauer hanno voluto ringraziare collaboratori e partecipanti per il lavoro svolto e l’interesse mostrato durante questa edizione degli Italian Doc Screenings.

Maggiori info al seguente LINK.

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