Breve storia del romanzo fantascientifico

Hugo Gersnback viene considerato il padre della fantascienza in quanto ha coniato il termine science- fiction. Egli fu inoltre il fondatore della rivista Amazing Stories che avviò l’epoca delle magazine; obiettivo principale era il divertissement, ma anche istruire il lettore. Nel 1911 per riempire dei vuoti nella programmazione della rivista Modern Electrics decise di inserire il suo romanzo Ralph 124c +41 pubblicandolo in 12 puntate. Il romanzo è un melodramma tradizionale, ma allo stesso tempo è un racconto di fantascienza con una particolare attenzione per i mezzi di comunicazione, infatti il protagonista è considerato uno dei sei uomini più intelligenti della terra poiché ideatore di tutte le scoperte di quegli anni nell’ambito dello sviluppo dei nuovi mezzi di comunicazione. Nel romanzo figurano apparecchi quali il telephot ovvero un telefono con un supporto audiovisivo, e l’autograph ovvero un dispositivo in grado di tradurre la scrittura a mano in un telefono, tutti modelli precursori delle epoche a venire.

Con questo romanzo viene inaugurata l’epoca di una nuova fantascienza, un ibrido con una struttura narrativa presa dalla fiction scientifica e un linguaggio tipico dei testi di divulgazione scientifica. Ma il romanzo scientifico presenta delle mancanze sia nell’ambito della struttura narrativa, sia nella scelta del modello di scrittura che risulta goffo e sgraziato. Inoltre l’autore non procede nella linearità della narrazione, ma crea delle digressioni sul funzionamento di alcuni macchinari. Gli autori di fantascienza d’altronde non si dilettano con le lettere, non rivolgono la loro attenzione alla funzionalità della forma di scrittura, ma lasciano che la loro immaginazione punti alla creazione di nuove tecnologie che si riflettano sui media contemporanei. Nel settembre del1927 sulla rivista Amazing Stories compare The Colour Out Of The Space di H.P Lovecraft, racconto fantascientifico, ma questa volta in chiave horror. Particolare ruolo ricopre questo testo, in quanto ha ispirato la produzione di parecchi film, quali: Die! Monster, Die!  di Heller del 1965, The Curse di Keith del 1987, fino al 2015 con Virus: Extreme Contamination di Domiziano Cristopharo.

Nel 1929 P. G. Wertenbacker sulla stessa rivista pubblica The Chamber Of The Life che scatena un dibattito sul realismo della letteratura e sull’ applicazione delle tecnologie nel cinema, in quanto il testo si propone come terreno fertile per la stesura di una sceneggiatura per il cinema. Un altro testo cardine della letteratura di fantascienza è Brave New World di A. Huxley del 1932: anche qui vi sono delle visioni anticipatorie in quanto è un romanzo di fantascienza di genere distopico. Il romanzo tratta la tematica del controllo mentale al fine di creare una nuova generazione che viva all’interno di un unico Stato basato su un nuovo modello di società, costruito sui principi della produzione in serie, strumento utilizzato nelle industrie. Il modello della produzione in serie sarà così radicato nella nuova società da essere applicato perfino al concepimento della vita umana.

Quest’opera ha ispirato numerose band rock, metal ed hip-hop, ma anche Franco Battiato, nella stesura delle loro canzoni ed anche un intero album nel caso del Teatro degli Orrori; inoltre il romanzo fu adattato per la tv dalla Rai nel 1979 con la regia di A. Blasetti. Il programma prevedeva sei puntate in cui A. Foà leggeva alcune parti del romanzo e il regista stesso li commentava. Nel 1941 R. Heinlein scrive …And He Built a Crooked House; il testo venne pubblicato nella rivista Aoustanding Scienze Fiction, nata nel 1930 negli Stati Uniti come pulp magazine. Qui la fantascienza si lega al mondo delle costruzioni con congetture matematiche, che portano alla edificazione di case con la forma di tesseratto dispiegato, ovvero una forma geometrica immersa in uno spazio da 4 a più dimensioni. Lo stesso anno dai colloqui tra l’editore J.W. Campbell e l’autore I. Asimov viene fuori l’idea di un nuovo romanzo di fantascienza Nightfall: basato sulle imminenti conseguenze della neo scoperta Legge di Gravitazione Universale. Qualche anno dopo lo stesso autore propone alla stessa rivista The Dead Post, il racconto di un mondo in cui la ricerca scientifica è dominata e controllata da una severa burocrazia, ed è da qui che nasce l’idea utopica della ricerca scientifica come mezzo diretto per la risoluzione della realtà. The Hitchiker’s Guide To The Galaxy di D. Adams del 1978 fa parte di una trilogia in cinque parti, di un romanzo fantascientifico questa volta con l’aggiunta dell’ironia e della comicità: è una guida turistica scritta come se fosse un’enciclopedia adatta ai viaggiatori della galassia. Inoltre il testo affronta il tema della critica ai media di quel momento, chiamandoli Clero. La guida figura nel testo come un piccolo computer che ricorda in forma primitiva i nostri attuali E-Book. Questo testo ha ispirato un film del 2005 dall’omonimo titolo per la regia di G. Jennings.

Nel 1981 il romanzo Burning Chrome di W. Gibson fu candidato al premio Nebula, premio letterario destinato agli scrittori americani di Scienze e Fantasy fiction; l’ opera è importante inoltre per aver utilizzato per la prima in assoluto il termine cyberspazio, luogo in cui si trova Chrome, impero virtuale, che viene sconfitto dai protagonisti grazie ad un virus informatico che ne annienta i programmi di difesa. Nel romanzo vengono descritti edifici che fanno riferimento ad un possibile futuro tratto dall’immaginario collettivo diffuso negli anni ’40 negli Stati Uniti. Il testo è innovativo anche nella forma, infatti è scritto in un americano vernacolare – un ibrido tra l’inglese e l’americano – usato dagli afro americani statunitensi – ma anche nel contenuto, infatti è un tipo di fantascienza che si avvicina al gotich con sogni fantascientifici definiti poi dalla critica “sogni semiotici”. Nel 2007 nasce la versione radiofonica creata dalla BBC : per ogni appuntamento di circa un’ora A. Sims leggeva un racconto. Nel 1993 sempre Gibson scrive Virtual Light primo libro della Trilogia del Ponte; il titolo fa riferimento al termine coniato dallo scienziato S. Beck per intendere uno strumento che produce sensazioni ottiche.

Il legame tra la letteratura fantascientifica e il cinema viene ribadito a partire dal testo di J. H. Murray Hamlet on the Holodeck del 1997, traducendo la narrativa interattiva in un cinema immersivo, come era accaduto nel già citato Brave New World di A. Huxley, dove il pubblico grazie a particolari poltrone può rivivere la sensazione della pellicola, e ancora in Fahreneit 451 – che ha ispirato l’omonimo film di F. Truffaut – di R. Bradbury in cui la televisione viene descritta come schermi da poter posizionare in salotto che dialogano direttamente con lo spettatore, abbattendo la quarta parete.

Un altro autore che ha favorito la trasposizione del romanzo in pellicola, è sicuramente P. K. Dick, al quale dobbiamo la stesura di romanzi che hanno ispirato film come Blade Runner di R. Scott e A Scanner Darkly di R. Linklater.

Un altro modo per intendere i testi di letteratura fantascientifica è la fantascienza modale o speculativa, in cui rientrano le ultime produzioni cinematografiche, ma anche televisive come la serie statunitense 22.22.63 del 2016 – composta da otto episodi – il cui protagonista viaggia nel tempo tentando di impedire l’omicidio di J.F. Kennedy, offrendo una prospettiva speculare che si interroga sul passato e su ciò che sarebbe potuto accadere. Simile è il caso di Cronache dal basso futuro un’ antologia di racconti di B. Sterling del 1991 in cui vengono descritti alternativi scenari sociali e storici, alla base vi è la design fiction in cui il discorso speculativo si può far partire dagli oggetti diegetici che immessi in quella realtà, speculano sulla realtà attuale.

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