The Expats: gli afroitaliani nel mondo

“Mi sono trasferita qui a New York un anno fa, ho lasciato a casa una famiglia bellissima..avevo bisogno di cambiare, di crescere…” una voce fuori campo accompagna, nel trailer di The Expats, le immagini di una ragazza silenziosa dai tratti italiani che sceglie un vestito, prende il bus e gira per la Grande Mela.  “Il mio nome è Sarah – continua la voce – ho 25 anni, sono di Milano, e questa è la mia storia”. Cambio di inquadratura, a parlare è in realtà una ragazza di colore, dai capelli afro, e tu spettatore stai lì un po’ spiazzato perché non te l’aspettavi, ma perché poi dovresti essere così stupito?

Le abitudini e la tendenza a pensare per categorie bidimensionalizzano le nostre aspettative, e su questo gioca la webserie, costruita in 6 episodi/interviste ad altrettanti giovani italiani all’estero. E 5 su 6 sono afro-italiani, un termine invero non comune.  A far resistenza è l’identità  di un paese che ancora non vede se stesso come multi-etnico, né lo vedono come tale all’estero, almeno nell’immaginario collettivo.

The Expats cambia le nostre fossilizzate prospettive, così come fa da due anni il blog-magazine da cui il progetto è nato, GRIOT, che affronta il tema della diversità attraverso il filtro dell’arte e della creatività.

L’ingegnoso titolo trovato da Johanne Affricot, fondatrice di GRIOT e ideatrice e regista della serie, ricalca la stessa trappola di false aspettative: expats è il termine che si utilizza per persone bianche che emigrano all’estero per motivi di lavoro, spesso rimandando a figure che lavorano in multinazionali o grandi società. Figure bianche, sia…chiaro. Già, perché una persona di colore, magia delle abitudini, verrebbe automaticamente chiamata “immigrato” pur in situazioni analoghe.

I sei ragazzi intervistati sono tutti in qualche modo legati al mondo della creatività, chi è dj, chi fotografa, chi ha creato un brand … raccontando la loro decisione di espatriare raccontano un po’ le differenze di opportunità dentro e fuori l’Italia, parlano dei problemi di una nuova vita in un nuovo mondo … e poi parlano inevitabilmente della loro identità … Si sentono italiani? Ed è un’insalata di posizioni. Il cestista Pierre si considera italianissimo, Audeze invece è sempre stata trattata da non-italiana, eppure in Ghana, terra della sua famiglia, è una straniera “europea”.  Percezioni ambigue figlie di un’era di cambiamenti: capita così che un’italo-americana nata negli USA, si stupisca che Semhar parli la lingua che lei stessa non ha mai imparato. E capita anche che Daniela, in arte Zoe, di famiglia italianissima, ribalti ancora una volta le nostre conclusioni scontate: “ho scoperto di essere Italiana [di avere valori e comportamenti prettamente italiani] qui a N.Y.”

Calogero Gambino

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