Michele Pinto ci racconta il #WENDIEWEBFEST2017

Nonostante sia stato il primo festival al di fuori dell’ Italia a cui abbia fisicamente partecipato (anche se non in concorso), devo riconoscere che il Wendie Webfest di Amburgo non ha certamente peccato di quel calore ed entusiasmo tipici di manifestazioni svoltesi a ben altre latitudini.
Sono stato lì invitato per la seconda edizione di questa kermesse, a tenere un panel dopo che i suoi direttori Nina Heinrich e Sebastian Droschinki avevano selezionato la mia terza webserie Project M alla scorsa edizione del Sicily Webfest.
A loro parere nel panorama nazionale la mia opera meritava di essere in concorso all’edizione 2018, ma proprio perché colpiti dai metodi produttivi della mia casa di Produzione (MORPHEUS EGO) hanno richiesto la mia presenza già da quest’anno nell’ambito delle discussioni sulla scena produttiva italiana.

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Inutile sottolineare quanto importante sia per ogni autore partecipare ad un festival. Ogni volta riparti più carico di entusiasmo dal confronto con gli altri colleghi. Soprattutto se come nel caso di Amburgo l’evento è dislocato all’interno di una ex fabbrica occupata in un quartiere, quello di Wilhelmsburg, carico di contaminazioni, poiché abitato da persone di molteplici religioni e provenienza che convivono in maniera assolutamente pacifica, tedeschi, turchi, africani, mitteleuropei, e dove gli antichi edifici in mattoni rossi accolgono talvolta moderni murales davvero suggestivi. In un mondo come quello attuale in cui la bellezza e la cultura dell’arricchimento dato dal confronto tra culture eterogenee sono sempre più ostracizzate, i festival, e soprattutto questo, rappresentano l’ultima isola felice dove non solo i creativi ma tutti gli uomini possono ripartire e contribuire a costruire un domani di pace e tolleranza, perché no, condite sempre da un pizzico di follia artistica. Lo spirito del festival è quello che più ho ammirato, per lo sguardo non tanto rivolto alle grosse e costose produzioni che dall’ambito prettamente cinematografico stanno invadendo sempre più la rete, ma soprattutto per l’attenzione verso le produzioni indipendenti, magari povere da un punto di vista del budget ma ricche di sperimentazione, contenuti ed originalità. E poi molti interessanti ed utili panel si sono susseguiti nei due giorni del festival. Alcuni sull’utilizzo della musica e relativi diritti in rete, o ancora, oltre al sopracitato dibattito che mi ha coinvolto personalmente, quello con protagonista il creatore di Netfall, Julian Hansmann.

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per guardare il video del Wendie Webfest cliccate LINK

Il tutto era condito spesso da buona musica live e buffet e brunch a non finire.
L’unico rimprovero che io faccio a gran parte dei miei colleghi autori e registi in gara quest’anno, è quello di essersi soffermati a descrivere la vita quotidiana soprattutto attraverso il rapporto degli esseri umani con gli invasivi social network. Per carità sta bene indagare sulle conseguenze soprattutto a livello sociale che Facebook, Twitter, Instagram ecc., stanno avendo nella vita di ognuno di noi, ma un’opera filmica a mio parere dovrebbe sempre avere il germe del perturbante. Dovrebbe far sognare, portare in posti o tempi lontani da quelli di ogni giorno, non affossare ancora di più lo spettatore nell’analisi di ciò che vive quotidianamente.
E’ anche questo uno dei motivi che mi ha portato ad intraprendere questa carriera, altrimenti avrei fatto l’impiegato.

 

Michele Pinto 

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