Poppy: transmedia youtuber

Non accenna a calare, dopo quasi tre anni, il martellamento di notifiche youtube da questo curioso, bizzarro canale a nome Poppy. Un canale che si è fatto spazio (in alcuni casi molto spazio, come testimoniano le 11 milioni di visualizzazioni di questo video) con contenuti un po’ spiazzanti, che hanno dato il via a un tam-tam  di interpretazioni e chiavi di lettura; e che ci tiene, peraltro, a mantenere alcuni suoi elementi nel mistero.

“Ma di che diavolo stiamo parlando?” sarebbe una domanda da prendere alla lettera per questa icona che certi complottisti hanno tacciato di malcelato satanismo. Si cercherà qui di chiarirla ai nuovi arrivati:

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Poppy è una youtube star, nello specifico un personaggio interpretato dalla giovane attrice e cantante Moriah Pereira. Personaggio consistente in una ragazza dai modi un po’ robotici (o forse viceversa) che si autodefinisce un’amatissima popstar. I suoi numerosi video (il primo risale al 4 novembre 2014) sono di brevissima durata, raramente superano i 2 minuti, e quasi sempre ci mostrano questa ragazza acqua e sapone che parla o interagisce con oggetti in maniera bizzarra. Alle sue spalle, uno sfondo bianco, all’insegna di un minimalismo e di una pulizia di scuola Apple.

Le situazioni in cui si presenta sono molteplici, la vediamo leggere la Bibbia, volteggiare con l’hula-hoop, snocciolare inquietanti monologhi, parlare con una pianta e molto altro. Si rivolge col suo faccino e una delicata vocetta a dei presunti fan avuti da sempre e che la idolatrerebbero.

Sembrerebbe, a chi si affaccia di sfuggita al suo mondo, una sconnessa galleria di non-sense, ma è facile, in una visione d’insieme, riconoscere alcuni coerenti temi-cardine: si può globalmente riconoscere nell’operazione Poppy (il cui regista e ideatore è un altro youtuber, tale Titanic Sinclair, anch’egli bislacco personaggio) una satira o parodia della figura della popstar, vista come burattino di un sistema intenzionato a “reclutare” quanti più adepti e condurli in un delirio di venerazione e coinvolgimento mediatico. Poppy enfatizza grottescamente le caratteristiche di molte star del Pop (non solo inteso come genere musicale): gli outfit colorati ed esagerati, l’aspetto pulito e attraente, l’evidenza di un controllo dall’alto da parte dei produttori, l’istigazione quasi ipnotica ad alimentare il chiacchiericcio da social media. Specialmente i video caricati nei primi 2 anni somigliano spesso a mini-performance che riflettono sull’appiattimento dei discorsi da Facebook o sulla spettacolarizzazione degli accadimenti internazionali, a favore di un abbandono al patinato mondo del consumismo.

Temi che suonano invero banali e populisti. Per chi scrive, l’intelligenza del progetto sta però nella natura estetica di questi video, che nascono con tutte le caratteristiche proprie del web 2.0. Si tratta dunque di video su Youtube – la piattaforma per eccellenza – di brevissima durata, colori tenui che vertono sul bianco iPhone con qualche capatina di colori sgargianti specialmente nei particolarissimi costumi, frasi brevi, una cura notevole della ripresa vocale, musica che passa da influenze J-pop ad atmosferica ambient dai suoni avveniristici. Poppy si atteggia sempre come la più carina e svanita delle star, e si sprecano le piatte esclamazioni di gioia fasulla. L’effetto voluto è però il cosiddetto Perturbante freudiano. E così tra un sorrisetto vacuo e l’altro, spuntano elementi inquietanti, emorragie improvvise, personaggi tossicodipendenti… come se a piccoli sbuffi venissimo imboccati delle ombre che si celano dietro i brillantini dello show-business.

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È interessante la transmedialità e ubiquità del progetto. Forse ispirandosi a idee di certa elettronica contemporanea (il pensiero corre subito a QT, artista che si identificava al tempo stesso con un energy drink e con la canzoncina appiccicosa che lo pubblicizzava), Poppy è una satira del sistema che ne adotta però i medesimi comportamenti, usa le stesse tecniche per smontarlo. Quindi immancabile è un feroce merchandising, e un parallelo reale progetto musicale: Poppy è anche una vera cantante che ha già pubblicato un EP e un Album. Lo stile musicale è allineato con certo pop di moda, con varie incursioni di elettronica ultra-HD. Ma l’approccio uncanny non viene mai meno, e neanche nelle sue apparizioni mainstream la Pereira abbandona il suo personaggio, lasciando spesso a disagio il giornalista che la intervista.

In effetti uno degli aspetti più appassionanti è come il Poppy personaggio buchi la parete del PC e delle connessioni sociali reali. Il mondo di Poppy è transmediale, si diceva: passa in primis per i video, poi la musica, ma ingloba anche i social media. La “star” gestisce ad esempio una pagina Twitter (anche una Instagram) con brevissime frasi flash nello stile androide che le pertiene. L’universo è espanso anche per pochi altri personaggi: l’autore Titanic Sinclair è protagonista a sua volta di un canale dai contenuti simili, e amministra altrettanti account social. Persino l’inquietante manichino parlante Charlotte alimenta la proliferazione nel  web. Il coinvolgimento è assicurato, e ha trovato legna da ardere in certa utenza complottista che ha visto in Poppy una sfacciata provocazione massonica.

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Dove sfocerà mai questa Poppy? A quasi tre anni dal suo debutto il progetto si è andato evolvendo. La ricchezza di idee che permeava quasi tutti i video del primo periodo si è un po’ spenta, lasciando il posto a brevi pantomime, e però col passare dei mesi si è sviluppato piano piano un perverso storytelling, interessante nella lunga distanza. Il 19 ottobre comincia addirittura il tour di Poppy, in cui finalmente il personaggio si relaziona con i fan in un contesto esterno, per forza di cose in continuità narrativa col materiale on-line. Insomma, Poppy appare a chi scrive come una fucina di stimoli, soprattutto perché basato sui meccanismi di comunicazione del web, e infatti prodotto pensabile e possibile solo in questa forma e in queste modalità contemporanee.

Calogero Gambino

 

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