Shotgun Boogie: il webdoc sul jazz di New Orleans

Da non perdere per gli appassionati di musica Jazz è questo progetto uscito in 12 episodi nel 2017:  Shotgun Boogie, ovvero un viaggio per New Orleans, nome che è leggenda per il jazz delle origini. Questo webdoc è opera di un team capitanato dal tecnico audio Michele Boreggi, ideatore del progetto, accompagnato da Colleen Rowley, Hanna Swenson e Sean O’ Gradley, nessuno dei quali originari della più celebre città della Lousiana, e perciò per primi impegnati a scoprirla ed esplorarla.

La premessa su cui si basa il progetto è il voler raccontare N.O. dal punto di vista di vari musicisti locali: ben 25 artisti gravitanti attorno al mondo del jazz, del country e del blues, attraverso i cui racconti e testimonianze prende vita la città. Alcuni sono nati lì, altri sono ormai veterani, altri ancora sono arrivati di recente, e la prospettiva è dunque multi-sfaccettata: l’intenzione evidente non è fornirci una documentazione tendente all’oggettività, ma piuttosto uno specchio di tutte le contraddizioni di un ambiente che episodio dopo episodio si rivela fuori di testa.

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Abbiamo l’impressione così di vedere diverse New Orleans, nel senso che conosciamo prima la città vista da un nero d’America, poi da un hipster proveniente dal nord..dagli autoctoni bianchi…dai video-makers  ecc. ma anche nel senso che vengono esplorati così tanti aspetti, che l’idea che ci facciamo del posto è tutt’altro che piatta: New Orleans ci appare esaltante nel momento in cui si descrive il fermento dei musicisti; desolante nei racconti del terribile uragano Katrina, che nel 2005 ha distrutto gran parte della città; sinistra quando scopriamo l’altissima media di omicidi e arresti; incredibilmente festosa nell’episodio dedicato alle tradizioni locali…

Oltre al vivido e tridimensionale ritratto della città, la caratteristica di Shotgun Boogie che di sicuro risalta è l’essere esso stesso un documentario dalla struttura Jazz. Gli episodi sono infatti costruiti sulla falsariga di una jam session improvvisata e sbandata:  si passa con la filosofia di una composizione musicale dalle riprese dei vicoli alle interviste, dai siparietti musicali dei 25 artisti ai numerosi dietro le quinte. Proprio questi ultimi diventano momenti-chiave del progetto, in quanto pregni dell’atteggiamento improvvisato di cui si parlava: nei behind the scene i quattro videomaker commentano tra loro quanto raccontato lungo gli episodi, ma soprattutto esprimono i propri dubbi riguardo alla forma che dovrebbe prendere il documentario e riguardo al suo stesso scopo. Vediamo dunque il documentario e contemporaneamente il suo making of. Il team diventa allora co-protagonista, peraltro impelagato in una sorta di missione avventurosa: riuscire a finire il documentario entro i 6 mesi previsti dal visto lavorativo rilasciato dagli Stati Uniti, e nello stesso tempo finanziare la realizzazione e la permanenza a N.O.

Si potrebbe allora dire che Shotgun Boogie è anche un documentario su come si crea un documentario… e basterebbe questo a renderlo molto jazz

Calogero Gambino

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