Da Project M a In Vino Veritas. Intervista al regista Michele Pinto

Qui ad EmergingSeries si è sempre molto curiosi! Abbiamo contattato il regista Michele Pinto, attivo da anni nella sua Puglia a macchinare soluzioni sempre nuove per i suoi progetti. Un autore che sta vivendo un 2018 web-seriale di fuoco: se infatti sono appena finite le riprese di In Vino Veritas, i cui primi due episodi saranno visti in anteprima a fine maggio, continua intanto la cavalcata tra i festival della precedente serie di Pinto, Project M, che già vanta la soddisfazione di diversi premi nazionali e internazionali.

A legare passato e futuro prossimo ci sono una poetica e un’etica che rimangono riconoscibili  pur nella continua sperimentazione, vissuta come un’esigenza. Potremmo chiamarlo “il tocco” Pinto, una ricerca verso una forma di linguaggio “patchwork”, che punta a un’idea di non-linearità stilistica e narrativa. E quale linguaggio reca nei geni una simile potenzialità meglio delle Web-serie?

Così, lo stesso mosaico cangiante evidente già in Bishonnen (2012), serie di cui lo spettatore poteva scegliere l’ordine degli episodi, anima in maniera diversa anche i 2 protagonisti di questa staffetta targata 2018.

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Bishonnen

Project M, spin-off di Bishonnen (più nello spirito che nella trama), è quasi tutto ambientato in un futuro distopico in cui il partito al potere C.P.R. bandisce ogni forma d’espressione creativa, nell’intento di una società piegata totalmente al consumo. Una distopia invero retrò, considerando che abitiamo un mondo ancora più subdolo, in cui l’arte può tranquillamente essere essa stessa consumo e strumento del potere. Cosa rende allora originale Project M anche per i più smaliziati? Proprio la messa in scena patchwork, in cui vari linguaggi e tecniche, unite assieme, generano un insolito risultato, non lineare eppure compatto. False video-testimonianze su VHS si alternano a sequenze più filmiche e stralci enigmatici. Il set fantascientifico incontra uno script di impostazione teatrale. Perfino la narrazione richiede un processo di ricostruzione tramite le informazioni cesellate da diversi personaggi in separate occasioni.

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Project M

 

Il testimone passa così a In Vino Veritas, che promette lo stesso spirito di sfida. La serie è dedicata infatti al ruolo del vino nella vita dell’uomo, con un occhio di riguardo al territorio pugliese, ma già il primo episodio è lontanissimo  dai consueti prodotti audiovisivi legati alle risorse  locali. Sono ancora un collage e un alone di mistero ad animare una narrazione che fluidamente incastra fiction, monologhi teatrali, accenni documentaristici e perfino danza, mostrando analoga varietà anche nelle tecniche di ripresa. Una visione d’insieme che mira in ogni caso all’essenza stessa del suo protagonista: il vino, e con esso l’uva e il lavoro umano sul Pianeta Terra.

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In Vino Veritas

 

Michele, cosa si dovrà aspettare il pubblico rispetto alle serie precedenti, e cosa ti ha spinto a dedicare al vino questa tua nuova fatica?

Il pubblico dovrà sicuramente aspettarsi qualcosa di diverso rispetto agli stili adottati precedentemente, visto che tendo a rinnovarmi sempre ed a sperimentare un pò tutti i tipi di forme narrative multimediali attualmente possibili. Nel caso di Project M ad esempio ho adottato la formula del Found footage che tanto è tornato di moda recentemente ma che mi aveva già colpito dai tempi di The Blair Witch Project. […] IN VINO VERITAS  è un po’ più canonica invece come narrazione ma sfocia talvolta nel metateatro e delle volte nello storytelling transmediale. Ma di più non posso rivelare. Ho scelto di dedicare una webserie all’argomento perché mi ha sempre affascinato il culto del vino stesso, la professione del sommelier ma soprattutto le grandi cose che il creato ci regala ogni giorno. Qui da noi ad esempio, produciamo un vino – Il Nero di Troia- che già nel nome è molto evocativo e ha origini che si perdono quasi nella notte dei tempi. E il suo stesso sapore così intenso racchiude in sé tutta la potenza della natura, che qui non si è davvero risparmiata.

In quali zone hai girato? Quali ambienti esploreremo?

Abbiamo girato nell’agro del mio paese, Ruvo di Puglia che è sterminato […] e si estende, inglobandolo, anche al Parco Naturale dell’Alta Murgia. Di conseguenza abbiamo effettuato riprese anche in territorio non coltivato ma che offriva prospettive uniche come la Murgia Barese di Nord Ovest che è un territorio eterogeneo e che varia dal brullo al collinare, con infiniti boschi di querce e una natura davvero incontaminata (o quasi). E poi ancora in alcuni ambienti antropici tipici dello stile pugliese.

Anche per un prodotto legato al territorio e alla divulgazione delle sue risorse è possibile adottare nuovi linguaggi e soluzioni?

Don Tonino, noto vescovo della mia diocesi la cui fama ha raggiunto davvero tutti diceva: bisogna essere i profeti dell’aurora e non i custodi dello status quo e io seguo da sempre questo motto, tanto che, anche nel divulgare una ricchezza come quella tipicamente agreste dell’uva mi sono affidato al web. Innanzitutto perché il vino stesso riguarda tutti, riguarda gli uomini, le donne, riguarda la società, il mercato, l’enogastronomia stessa e poi perché noi ce ne occuperemo da molteplici punti di vista: sociale, economico, folkloristico, religioso ecc.

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Michele Pinto

Viste anche le peculiarità territoriali, come ti sei mosso per la produzione e la distribuzione?

Nel provare a fare tutto ciò ho coinvolto una realtà produttiva del territorio interessata proprio dall’argomento e che è la Cantina Di Ruvo Di Puglia, un’azienda attiva da quasi 70 anni che esporta il prodotto della nostra terra in tutto il mondo. Essa ci ha fornito anche sostegno economico perché i suoi dirigenti sono stati lungimiranti nel voler affidare il racconto della vendemmia e dell’uva ad un prodotto webseriale e presto scopriremo gli effetti di questa sperimentazione.

Spostiamoci sull’avventura di Project M tra i festival. Come è stata accolta la tua serie?

Sempre molto bene, all’inizio il silenzio che seguiva ai titoli di coda dopo il finale di tutte le nostre proiezioni, ci lasciava basiti. Ci accorgevamo che gli applausi stentavano a decollare nel corso delle  diverse proiezioni pubbliche, poi man mano gli spettatori ci hanno riferito di essere rimasti sconvolti da quel finale tanto da non riuscire ad applaudire. A Cervia, dove l’abbiamo proiettato per 1000 studenti gli stessi erano in lacrime allo scorrere degli end credits, quindi il nostro lavoro ha colpito nel segno. Anche nei festival devo dire, a giudicare dalla lunga serie di selezioni e premi che stiamo vincendo.

A quasi un anno dal lancio, di cosa sei più soddisfatto di quel lavoro?

Sicuramente di aver detto alcune cose, di aver esplicitato alcuni concetti, senza censura e nella maniera a me più familiare. Questo è il sapore della libertà che ti regala solo lo stato di produttore e artista indipendente, che non deve sottostare ad alcuna logica di mercato né politica aziendale.

Quale diresti che siano i fili o lo spirito che accomunano le tue opere?

Sicuramente il risveglio dell’umanità, la riscoperta del valore di vivere in armonia con la natura e nel rispetto di quella che è la nostra mamma/casa.

 

Calogero Gambino

 

 

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