La Festa Triste – Game Series: un thriller transmediale e interattivo. Intervista a Mattia Marcucci e Chiara Bonome

 

Guidati da una voce che ci spiega le regole del gioco, veniamo condotti all’interno de La Festa Triste, un thriller surreale che si presenta in un format poco comune: non si tratta semplicemente di una webseries, o di un cortometraggio, o di un trailer o di un videogioco, ma di un’esperienza interattiva su YouTube che presenta elementi di tutti e quattro i formati. Lo storytelling interattivo coinvolge lo spettatore e lo stimola a interagire con l’opera. Infatti, alla fine di ogni video il pubblico ha la possibilità di decidere le azioni che dovrà compiere il protagonista, scegliendo tra quattro alternative che condurranno (tramite link) a quattro differenti sviluppi, per un totale di 26 video collegati tra loro. Tutto ciò consente al pubblico di condizionare l’andamento della storia: alcune scelte faranno proseguire la narrazione, altre condurranno a un game over; ma niente paura, si può sempre ritentare!

Il pubblico quindi abbandona il divano a cui era stato relegato per decenni e si attiva, diventando artefice della storia. Ma non è tutto: La Festa Triste è anche un’opera transmediale che è nata sul web per poi proseguire e concludersi in teatro. Dunque l’esperienza online funge anche da prequel della storia che continua all’interno di un evento offline trascinandosi dietro il pubblico della rete e attraendo in questo modo un audience eterogenea sia per età sia per dieta mediale.

La Festa Triste è nata da un’idea di Mattia Marcucci e Chiara Bonome che si sono dedicati rispettivamente alla regia della serie e alla regia teatrale. La serie, girata nella provincia di Viterbo, è stata prodotta da Trame, un’associazione che si dedica alla produzione e diffusione di attività culturali specie nel campo cinematografico e teatrale. Tra i principali attori troviamo oltre a Chiara Bonome e Mattia Marcucci, Stefano Flamia, Tommaso Setaro, Simone Balletti, Lorenzo MassaStefano Dilauro, Matteo Milani, Valerio Camelin, Alice Viglioglia e Orlando Petralia.

Ma lasciamo che siano Mattia Marcucci e Chiara Bonome, i due autori de La Festa Triste, a raccontarci il progetto.

Cosa vi ha ispirato a creare La Festa Triste – Game Series?

La Festa Triste nasce dall’unione di due idee che erano state messe da parte: una mia e una di Chiara Bonome. La mia, avuta qualche anno prima di conoscere Chiara, consisteva nel realizzare una serie web interattiva utilizzando le annotazioni di YouTube; ma, da subito, mi è stato chiaro che i costi di produzione sarebbero stati proibitivi per una piccola realtà, poiché, per realizzare una serie di una lunghezza accettabile, avrei dovuto girare decine di video, in quanto ogni interruzione avrebbe portato con sé una crescita esponenziale del montato dettata dalle deviazioni della storia. Chiara, invece, aveva immaginato una serie web che terminasse a teatro, col fine di riavvicinare il “pubblico del web” al mondo teatrale. Per caso, le nostre strade si sono incrociate quando mi ha chiamato per lavorare come attore in un suo spettacolo, L’importanza di essere Felice, da Oscar Wilde. Durante le prove sono venute fuori le due idee e subito ci è stato chiaro che fossero incredibilmente compatibili. La cosa buffa è che, poco prima di andare in scena, un po’ per gioco, un po’ per disperazione pre-spettacolo, ci è venuto in mente il titolo “La Festa Triste” perché non ne potevamo più di “essere felici”!

 

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Si tratta di un mix tra webseries, videogioco, trailer e cortometraggio. Qual è il punto forte di un prodotto audiovisivo così innovativo e qual è il suo obiettivo principale? Qual è il messaggio che vuole comunicare?

Il punto di forza, secondo noi, è che gli utenti abbiano la possibilità di scegliere; il punto di debolezza è sicuramente il costo di produzione. L’obiettivo è senza dubbio quello di ampliare le possibilità di narrazione attraverso un ulteriore mezzo di comunicazione. Per quanto riguarda il messaggio, non credo debba per forza essere legato al format “game series”, ma più alla storia che si vuole raccontare attraverso questo sistema. La bellezza di raccontare La Festa Triste con la modalità game series, per esempio, è stata nel far sì che tutte le scelte portassero a un’unica soluzione, e questo ha fatto diventare il format una parte fondamentale anche del senso dell’opera stessa. Non svelerò il finale, ma tutta la storia, soprattutto il testo teatrale, verte sull’impossibilità nella società attuale di operare una scelta senza subire una forte manipolazione mediatica, e sulla veridicità di tale affermazione. Ecco, raccontare la manipolazione digitale con una serie web a scelte che però portano tutte allo stesso punto, come in un tunnel senza via d’uscita, ci è sembrata una “scelta” interessante. In questo caso, sicuramente, anche l’interazione diventa protagonista del senso della storia e parte del messaggio che si vuole comunicare, ma non generalizzerei. A conferma di ciò, da poco abbiamo girato la puntata pilota di un’altra game series che speriamo di produrre: Viterbium. Si tratta di una serie che mira a promuovere il territorio della Tuscia in modo divertente e molto fruibile, ma al tempo stesso mantenendo una capacità informativa e di approfondimento elevata. Qui le scelte condurranno, oltre che al seguito della storia, a dei mini – documentari sulle bellezze del territorio e/o a simpatiche pubblicità di eccellenze locali; quindi, non contribuiranno in maniera attiva alla morale della storia, ma saranno solo un utile strumento per divertire e informare lo spettatore.

 

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Quali sono state le sfide che avete dovuto affrontare durante la produzione e come le avete superate? 

Veramente troppe! Potremmo stare giorni a raccontare momenti incredibili, ma ciò che conta davvero è che alla fine l’abbiamo terminata, messa in scena a teatro e fatto un buon lavoro, e di questo siamo tutti molto fieri. Le abbiamo superate grazie a un team pazzesco, veramente le migliori persone che io abbia mai incontrato, e lo dico senza retorica.

La seconda parte e il finale de La festa triste è invece un’opera teatrale. Si tratta dunque di una narrazione transmediale a tutti gli effetti. Come mai questa scelta? Qual è lo scopo di quest’iniziativa?

Sì, senza dubbio si tratta di una narrazione e un progetto transmediale. Perché Chiara ha delle idee meravigliose e ha a cuore il futuro del teatro italiano come pochi altri in questo paese. Lo scopo è provare a smuovere un po’ le coscienze.

Avete avuto diversi riconoscimenti e tante soddisfazioni, tra cui il premio come Miglior Regia al Roma Web Fest che vi consentirà anche di andare dritti in finale al Seoul Webfest. Quali sono i vostri progetti futuri?

Sì, e siamo felicissimi del percorso fatto, amiamo il nostro lavoro ed è meraviglioso che venga apprezzato. Per quanto riguarda i lavori futuri, ne abbiamo un po’ in cantiere!

Primo: cercare di reperire i fondi per Viterbium (apriremo anche una campagna crowdfunding) perché potrebbe essere un buon modo per raccontare una parte del nostro bel paese.

Secondo: sceneggiare il film de La Festa Triste e de L’Opera del Fantasma (altro testo teatrale che ha riscosso molto successo, scritto da me e da Chiara e portato in scena dalla nostra compagnia Trame) e poi pregare qualcuno affinché li produca.

Terzo: continuare a scrivere e mettere in scena i nostri testi teatrali (ora ci apprestiamo a scrivere il terzo) e, ovviamente, non abbandonare il classico: siamo stati da poco in scena al Teatro Vittoria con L’Impresario delle Smirne di Goldoni, per la regia di Stefano Messina, e a breve riprenderemo con Wilde.

Quarto: girare uno o due cortometraggi di cui, per ora, abbiamo scritto i soggetti, per accrescere le nostre competenze e sperimentare sul grande schermo la nostra scrittura come già stiamo facendo in teatro.

….curiosi? Non vi resta che cliccare su questo link:

E che la Festa abbia inizio!

Stefania Ingrassia

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